In viaggio sulla Roma – Pescara
aprile 3, 2016
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”Aspetta che il treno superi Anversa – Villalago – Scanno e poi vedi come inizia a salire” Mio zio Mimì, capostazione nelle stazione di Sulmona, poi Avezzano e Tivoli, mi raccontava dei vari aneddoti ferroviari che lo accompagnarono durante la sua professione. Terra difficile dal punto di vista ferroviario quella della regione Abruzzo, forti ascese, bufere di neve nei valichi appenninici e nella zona costiera mareggiate frequenti che con impeto distruggevano tutta la massicciata con conseguenti danni per la circolazione. Tanti ricordi, tante storie, come per esempio, quella degli incontri ravvicinati, non infrequenti nella zona, con i lupi appenninici che scendevano a valle per la ricerca di cibo. Nella stazione di Sulmona – Introdacqua, in pieno inverno, con temperature sotto zero un’automotrice ne investi uno che stava attraversando la ferrovia. Era diretto al macello della città, probabilmente scendeva in gruppi dalla Majella passando per Campo di Giove e Cansano ….. I viaggi per andare a trovare la nonna dalle parti di Casalbordino sul versante Adriatico erano da sempre una grande emozione anche per il semplice viaggio in treno che non era altro che un rituale che si ripeteva ogni anno ai primi di agosto. Si arrivava a Roma la mattina con l’espresso notturno proveniente da Siracusa. Qui bisognava aspettare le 14 del pomeriggio per prendere il treno diretto a Pescara via Avezzano e Sulmona. Si raggiungeva la città adriatica intorno alle 18 per poi aspettare il locale per Foggia con tutte le fermate sino alla destinazione di Casalbordino-Pollutri. Non bisogna essere appassionati del mondo ferroviario per comprendere quanto bello fosse il percorso del treno su questa linea. L’appennino centrale superbo e affascinante, se da un lato offre panorami stupendi, dall’altro riserva non poche difficoltà quando lo si attraversa. Salite e discese, ripidi e frequenti cambi di pendenza non sono certo semplici da affrontare soprattutto quando le condizioni atmosferiche sono avverse. Gli inverni freddi e particolarmente nevosi mettevano a dura prova l’esercizio in questa linea, una volta un diretto mattiniero per Avezzano rimase bloccato per ore subito dopo Carsoli, troppa neve sulle rotaie. Ci volle del tempo prima che la circolazione ritornasse alla normalità. Ma eccoci sul treno per Pescara, all’epoca una coppia di due ALe 601 classificate come rapido ”Gianicolo” con fermate a Tivoli, Avezzano, Sulmona e Chieti. Per la verità la composizione risultava essere assolutamente insufficiente per un treno di fine luglio stracarico di persone. Salimmo nella prima carrozza, ma la calca era impressionante e le lamentele dei viaggiatori degenerarono con una partenza ritardata di almeno 20 minuti e conseguente arrivo della Polfer per calmare gli animi dei passeggeri infastiditi e arrabbiati. Io e mio padre lasciammo il posto a due persone che avevano una bambina piccola e ci mettemmo subito a ridosso della cabina nel primo vestibolo della vettura stipati come sardine. Ricordo che, il convoglio, dopo la partenza si arrestò subito dopo gli scambi di uscita della Termini probabilmente per un freno d’emergenza tirato per dispetto. A nulla valse l’intervento del capotreno che, sconfortato e affranto, dovette subire ogni serie di insulti e lamentele …. Timidamente si rimise in moto in direzione Prenestina, fu allora che, dalla cabina di guida, si aprì la porta da cui uscì il secondo agente con il capotreno per controllare la situazione del convoglio. Ricordo la scena perché si faceva fatica a camminare e spostarsi e la temperatura di fine luglio faceva percepire una serie di odori non proprio confortanti. Fu in questo istante che mio padre ebbe una vivace discussione con il secondo agente per via dell’inadeguatezza del convoglio e, resosi conto che, la vicinanza con altri viaggiatori esasperati e per di più all’ impiedi potesse nuovamente generare strane e pericolose incomprensioni, il capotreno, appena raggiunta la nostra postazione, ci invitò quanto meno a sederci sul predellino in cabina di guida, cioè a destra del macchinista. In sostanza passammo tutto il viaggio in cabina con conseguente felicità del sottoscritto per un qualcosa che avrei tanto voluto che si realizzasse memore delle storie e delle avventure di mio zio su quella linea. Entrammo che il treno transitava nella stazione di Bagni di Tivoli. Tutto passò in secondo piano, la calca e gli animi accesi del viaggio erano come se si fossero dimenticati con l’entrata  in cabina … Ricordo il macchinista che si chiamava Giuliano, ricordo tutte le leve e i pulsanti e la targhetta in alto con su scritto ” velocità max 200 km/h”. Fu uno dei primi viaggi in cabina e non mi interessava che la macchina fotografica si trovasse all’interno del borsone di mia madre assolutamente impossibile da prendere e recuperare. La mia attenzione era assolutamente focalizzata sulla cabina di guida ed in particolare sull’osservare tutte le fasi di guida dell’ elettromotrice, l’avanzamento degli shunt da parte del macchinista che ogni tanto dava una mossa sul piccolo pomello al fianco della leva attirava la mia curiosità. Una serie di curve ed ecco l’aeroporto militare di Guidonia con i suoi hangar sulla destra. Da qui, la linea inizia a salire in direzione di Tivoli con un ansa abbastanza ampia per far prendere quota. Nella stazione di Palombara Marcellina avviene l’incrocio con un ETR 220 che credo facesse il percorso inverso. Nuovamente in salita, a mezzacosta della montagna, la visione spaziava con in lontananza la piana di Roma e Colli Albani ben visibili nonostante la calura estiva del primo pomeriggio. Dopo una curva sulla sinistra e una rapida successione di brevi gallerie ecco la superba visione delle cascate dell’ Aniene, convogliate su doppio traforo della montagna, rispetto al percorso originario, in modo da convogliare le acque dalla parte opposta creando la Grande Cascata, che con un salto di circa 120 m, termina nella cosiddetta Valle dell’Inferno facente parte della famosa Villa Gregoriana. Eccoci quindi nella stazione di Tivoli dopo aver attraversato una galleria. Lo zio non era di turno quel giorno … glielo rimproverai, gli dissi una volta, volevo farmi vedere in cabina di guida e i telefonini non c’erano all’epoca. Ripartiti con ritardo si imbocca la valle stretta dell’Aniene passando per Castel Madama, poi Vicovaro e Mandela tra strette curve e gallerie in mezzo alla rigogliosa natura di alti alberi. Stretti valloni e qualche viadotto in curva eccoci ad Arsoli, poi un tratto leggermente in piano oltrepassiamo Carsoli con una bella veduta della cittadina. La velocità bassa del convoglio permette di osservare bene la linea ed il suo andamento altimetrico. A Colli di Monte Bove entriamo in una lunga galleria che sbuca a Sante Marie e poi, dopo Tagliacozzo, discesa verso la piana di Avezzano fermata importante per la biforcazione della linea verso Cassino e Frosinone, difatti scesero parecchie persone alcune dei quali diretti a L’ Aquila facilmente raggiungibile per via della comoda autostrada. Appena ripartiti l’elettromotrice raggiunge una buona velocità lungo la piana del Fucino su un lungo rettilineo, ma subito dopo ci si ferma di colpo in piena linea. Con stupore ci accomodammo fuori cabina, dove la calca non c’è più ed il secondo agente scese per visionare il carrello del convoglio, non ricordo cosa fosse successo, ma restammo fermi per almeno dieci minuti. Ripartiti giungiamo a Celano, ben distinguibile dal famoso castello arroccato sulla sinistra e poi da qui una serie di strette curve oltrepassiamo Cerchio, Collarmele e Pescina, sulla destra la rigogliosa piana del Fucino e le parabole del centro internazionale di Telespazio, in lontananza le montagne del parco nazionale d’Abruzzo. A Carrito entriamo nella lunga galleria di valico che rappresenta il culmine della linea a quasi 1000 metri sul livello del mare che sbuca a Cocullo una delle mete più visitate da pellegrini e curiosi, turisti e studiosi, tutti per assistere al più famoso evento del paese: il Rito dei Serpari, legato alla figura di San Domenico di Sora, monaco dell’XI secolo, protettore dagli animali selvatici e dai morsi di serpente, che visitò il paese durante i suoi peregrinaggi in terra d’Abruzzo, donando, secondo la tradizione, il suo dente molare, ancora conservato in un reliquiario ed usato per guarire dai dolori.
Da qui si inizia la discesa verso Sulmona. Ancora in galleria, giù verso Goriano Sicoli su una curva stretta sulla destra e ci si affaccia sulla piana di Sulmona. La visione è ampia e spettacolare, si scorge il monte Morrone, dietro la Majella, poi il colle Mitra ben distinguibile per i viadotti della linea ferrata verso Isernia, la forte discesa, lo stridio dei freni, la bassa velocità ci permettono di godere di una vista mozzafiato mentre il convoglio scende verso Prezza. Alti viadotti e curve di stretto raggio si susseguono per far scendere quota alla linea ferrata. Dopo una breve galleria si rasenta l’autostrada che poi si oltrepassa in discesa sotto un alto viadotto, poi ancora giù verso Anversa degli Abruzzi e in curva sul viadotto si oltrepassa il fiume Sagittario girando a 180 gradi e riportandosi dall’altra parte del versante ben distinguendo la linea percorsa prima. Dopo Bugnara una curva sulla sinistra e ci si affianca alla linea per Castel di Sangro. Le officine sulla destra ci dicono che siamo a Sulmona importante centro storico – culturale della valle Peligna, nonché punto di scambio ed incrocio con altre linee che si dirigono a L’ Aquila e Terni, Castel di Sangro e poi Isernia. Grande importanza per le officine già citate per la manutenzione dei rotabili, Sulmona ha da sempre vissuto un buon numero di passeggeri complice la felice posizione della città e la sua storia artistico culturale di tutto rispetto.”Sulmona è la mia patria, ricchissima di gelide acque che dista novanta miglia da Roma. » Lo ricorda il poeta Ovidio celebre poeta romano tra i maggiori elegiaci. Si riparte sperando di recuperare il ritardo accumulatosi causa i vari imprevisti. Il treno si dirige verso Pratola Peligna, oltrepassa l’antica Corfinio, segue il corso del fiume Aterno – Pescara e, nei pressi di Popoli, entra nelle omonime gole, un vero e proprio Canyon della valle Peligna. Qui il fiume percorre la profonda e stretta gola che separa i due massicci, uno, quello del Gran Sasso, l’altro quello della Majella creando l’habitat ideale alla formazione di un paesaggio vegetale decisamente distinto da quello circostante, caratterizzato da rilievi montuosi di natura calcarea che dà vita ad uno scenario prettamente boscoso e alpestre. Superata la gola il treno segue sempre il corso del fiume oltrepassandolo più volte nei pressi di Bussi sul Tirino, poi entra nella riserva di monte Rotondo, lambisce il territorio di Tocco da Casauria e supera Torre de Passeri. Il paesaggio cambia aspetto, diventa più popoloso, le fertili campagne coltivate di ulivi e vigneti preannunciano un clima più mite e la vicinanza con il mare … 
I numerosi paesini arroccati su in cima alle colline si susseguono uno dopo l’altro. Scafa, Alanno, Manoppello. Le stazioni si trovano in basso, oggi non più utilizzate come una volta data la distanza con il paese. Una larga curva e il rettilineo ci porta sino a Chieti Scalo con relativa fermata. Ci si accinge ad arrivare a destinazione in un viaggio da un capo all’altro della penisola, dal Tirreno all’Adriatico su per le impervie vie dell’appennino centrale attraverso borghi perfettamente conservati come una volta. Eccoci a Sambuceto nella zona industriale di Pescara dove si rallenta in prossimità del curvone sulla sinistra che si riallaccia alla linea adriatica Bologna – Lecce raggiungendo la stazione di Pescara Porta Nuova e, subito dopo il ponte sul fiume Pescara, ecco la destinazione dopo aver percorso 242 km da Roma. Il macchinista Giuliano ci saluta e ci augura un buon proseguimento di viaggio, il secondo agente ci fa il favore di indicarci subito il binario su cui sono attestate due aln 663 per Foggia. Sono anni che ormai non ripercorro questa linea, che ha notevolmente ridotto le corse soppiantate tra l’altro da rapidi collegamenti su strada. Mi rimane il fascino di una delle linee transappenniniche più acclivi e più suggestive della rete, viste le zone che attraversa, talvolta lontane da centri abitati e circondate da una natura selvaggia. Prima o poi mi sono ripromesso di ripercorrerla come una volta e poi mi rimane sempre vivo il ricordo di mio zio Mimì che oggi fa partire ed arrivare i treni sui binari del cielo.

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Left Right key navigation by Jaspreet Chahal