La costa dei Trabocchi
aprile 10, 2016
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La linea rossa tratteggiata di una cartina stradale e ferroviaria del Touring Italian Club di qualche anno fa indicava la costruzione della nuova variante adriatica nel tratto compreso da Ortona a Vasto – San Salvo. Questa divenne operativa al servizio intorno alla fine di novembre del 2005 sostituendo la vecchia linea a semplice binario che seguiva il percorso della costa, certamente tortuoso e lento, ma assolutamente affascinante agli occhi del viaggiatore. Dal finestrino era un susseguirsi di veri e proprie cornici sul mare su un tratto di costa molto varia. Da un lato le strutture alberghiere estive con le spiagge attrezzate causa la sempre più diffusa espansione turistica della zona, dall’altro la battigia solitaria, deserta, priva di strade e di costruzioni come a voler difendere il proprio territorio. Il serpeggiare dei lunghi convogli espressi e dei veloci rapidi, quelli per intenderci con le carrozze confortevoli di prima classe con i filetti rossi sopra e sotto i finestrini, come diceva un casellante della zona nei pressi di Fossacesia e, con quel poderoso locomotore aerodinamico, sono immagini che oggi appartengono alla storia ferroviaria di quella linea. 
Stessa cosa per le imponenti e428 che conclusero la loro carriera alla testa degli ultimi locali da Pescara e Foggia simbolo di una ferrovia che non c’è più soppiantata dalla velocità e dal progresso. Curiosi e lontani i tempi in cui la “valigia delle Indie” correva sbuffando verso Brindisi per dare l’opportunità ai viaggiatori inglesi di imbarcarsi alla volta dei paesi asiatici attraverso il canale di Suez appena entrato in funzione. In viaggio da Pescara a Termoli ci si concentra esclusivamente sul territorio di questo lembo di regione come narrava il vate D’Annunzio sulle sue “Novelle della Pescara” attraverso la descrizione della campagna, delle colline che degradano verso il mare, dei trabocchi tipici della zona come anche del vecchio ponte ferroviario in ferro poco prima di arrivare a Castellamare Adriatico. “Quella catena di promontori e di golfi lunati dava l’immagine d’un proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale. Le ginestre spandevano per tutta la costa un manto aureo. Da ogni cespo saliva una nube densa di effluvio, come da un turibolo. L’aria respirata deliziava come un sorso d’elisir.” ( Gabriele D’Annunzio )
Dalla stazione di Pescara una Aln 663, in gestione alla ferrovia Sangritana, parte verso Termoli in una calda giornata estiva. Finestrini rigorosamente aperti e sguardo al di fuori verso il mare che appare dopo Francavilla dopo aver attraversato una zona densamente popolata. A destra i contorni delle rigogliose colline coltivate in filari di vigneti che producono dell’ottimo trebbiano ed in lontananza i contrafforti del massiccio della Majella. Uno degli aspetti più interessanti della regione Abruzzo è quella di poter scegliere di spostarsi agevolmente tra il mare e la montagna in soli pochi km e quindi di arrivare a ragguardevoli altezze per escursioni verso le cime, come dal passo Lanciano a quota 1300 metri e poi fino al Blockhaus, punto di partenza per la vetta del Monte Amaro a 2737 m. dopo circa 6 ore di cammino. L’automotrice supera il torrente Foro e raggiunge la stazione di Tollo – Canosa lambendo sempre il mare, poi una serie di gallerie sotto punta Ferruccio ed ecco l’arrivo alla cittadina di Ortona con il suo porto a ridosso della stazione. Da qui oggi si diparte la variante a doppio binario che segue un percorso più a monte molto più veloce, con buona parte in lunghe gallerie e tratti all’aperto in prossimità delle nuove stazioni. La variante poi si riallaccia al vecchio tracciato nei pressi di Casalbordino ormai dismesso in località Santo Stefano. Dopo Ortona la costa diventa molto più selvaggia e si corre proprio a ridosso del mare tra canneti e parietarie lungo i contrafforti dei muraglioni, si oltrepassa l’ampia valle del Feltrino e si arriva a San Vito Chietino. Il paese arroccato sulla collina offre una bella veduta sull’Adriatico con un superbo effetto paesaggistico. Dalla stazione si dipartiva la vecchia linea ferroviaria per Lanciano gestita dalla Sangritana che raggiungeva il centro del paese con un susseguirsi di elicoidali, una in galleria, per superare le forti pendenze del tracciato. Si prosegue con varietà dell’aspetto costiero, una volta con tratti di spiaggia bassa e sabbiosa, poi a ciottolame per poi passare a tratti alti e rocciosi. La fascia costiera si fa strada tra vallate e colli che, terminando sul mare, danno vita a paesaggi e ambienti naturali di vario genere. Dopo una curva, nei pressi di punta Cavalluccio, ecco un trabocco tipico della zona perfettamente conservato. Siamo sulla costa dei Trabocchi, perfetti e originali costruzioni a palafitta per la pesca tipica di questa zona, splendido esempio di conservazione e tutela delle radici di questo territorio. Si serpeggia tra la vegetazione, la roccia ed il mare in uno spazio esiguo, spesso soggetto a frane e frequenti e dannose mareggiate che, spesso e volentieri, creavano gravi danni alla struttura ferroviaria. Giunti a Fossacesia, in alto, la basilica romanica di San Giovanni In Venere offre spunti modellistici sulla linea ferrata molto interessanti, inoltre dal chiostro della basilica, la visione spazia verso tutta l’ampia valle del fiume Sangro teatro nella seconda guerra mondiale di funesti scontri tra gli alleati e i tedeschi a ridosso di quella che allora era la linea Gustav. Un lungo rettilineo con al fianco la statale adriatica, percorre l’ampia piana del Sangro e, oltrepassato il fiume, in prossimità della foce, si entra nella lecceta di Torino di Sangro. Poco prima, un segnale di protezione dava il via sul raccordo industriale per le officine della Sevel di Atessa, importante centro di produzione dei furgoni e cabinati del gruppo Psa. Questo stabilimento è il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d’Europa. Sui tronchini della stazione infatti si attestavano i locomotori per rilevare i pesanti merci alla volta del nodo d’interscambio di Bologna, all’epoca le e645, anche le e428, oggi le piu moderne e412. Si prosegue, tra alta vegetazione sui muraglioni a difesa della linea lungo la zona balneare delle Morgie, mentre a monte vigneti di Montepulciano e ulivi secolari decorano le colline scoscese verso il mare. Sul rettifilo si oltrepassa il fiume Osento e si giunge a Casalbordino – Pollutri. Qui, verso la fine degli anni 80, la linea aggirava il promontorio della riserva naturale di punta Aderci con un percorso a strapiombo sul mare che poi venne abbandonato con la costruzione di una galleria che oltrepassa la riserva dopo il ponte sul fiume Sinello e che, in seguito, sbuca nei pressi della stazione di Porto di Vasto con in primo piano l’alto faro di Punta Penna. Sotto il promontorio il porto mercantile con collegamenti d’estate per le isole Tremiti, visibili nelle giornate terse e limpide. Dalla piccola stazione un raccordo verso l’area industriale della città di Vasto, poi una galleria di 7 km che oltrepassa tutta la cittadina sino nella zona balneare di Vasto Marina. Anche da qui, subito a ridosso del portale della galleria, la linea scendeva in un tratto abbastanza tortuoso con una serie di curve lungo la costa in un alternarsi di calette caratteristiche con un acqua cristallina e limpida. Forse il tratto più bello, forse il più caratteristico dell’intera linea che oggi giace dismessa nell’assoluto silenzio come purtroppo molte altre. La scultura della bagnante di Vasto, ben visibile dopo l’ultima curva, ci invita a prepararsi all’arrivo in stazione a conclusione del viaggio.Turisticamente ben organizzato, oltre la fine spiaggia dorata, merita sicuramente una visita la città sopra il promontorio, con quella balconata sull’Adriatico protagonista assoluto del nostro viaggio.

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Left Right key navigation by Jaspreet Chahal