Sulle tracce di Dionisio da Siracusa a Catania Centrale
aprile 26, 2016
0

Dai posti a sedere della cavea del teatro greco di Siracusa, scolpito nel pendio roccioso su uno sperone della collina, si gode di un bel panorama del porto Grande, dell’isoletta di Ortigia e della stazione ferroviaria ben distinguibile dal lungo fascio dei binari e dalle rimesse delle locomotive.
Destinazione e punto di partenza di estrema importanza per quelli che erano i treni a lunga percorrenza diretti al nord Italia con il loro numeroso carico di merci e viaggiatori, la stazione oggi gode di un ruolo certamente minore rispetto ai tempi d’oro in cui si preferiva il viaggio in treno rispetto ai voli low cost che, con il tempo, hanno decretato la fine degli espressi ridotti di parecchie unità.
Prima che entrasse in funzione la variante in galleria a doppio binario che oltrepassa la città, la linea ferroviaria per Catania, ancora a semplice binario, seguiva un percorso tortuoso a ridosso del mare, certamente suggestivo, ma altrettanto lento a causa della bassa velocità offrendo comunque al viaggiatore ampi scorci paesaggistici molto caratteristici sul mar Ionio verso Messina.
Il rombo dei motori in accelerazione del e656, del treno espresso Trinacria, con al traino tre carrozze X a cuccette ed una wagon-lits elegante e confortevole, diretto a Milano Centrale, si muove alla volta di Messina. Regno incontrastato delle e656 e, ancora prima delle e646, non era raro vedere questi treni in testa anche alle ben più anziane e636 che comunque non sminuivano affatto il loro ruolo di protagoniste anche sui rapidi quali Il Peloritano o l’Aurora diretti a Roma Termini.
Dall’ampia curva in uscita dalla stazione, subito dopo il passaggio a livello su via Archimede, si intravede magnificamente il porto piccolo contornato da variopinte bancarelle e botteghe caratteristiche dove si trova di tutto: verdura, ortaggi, pesce, formaggio e la caratteristica “vanniata”, cioè la vendita del prodotto urlata e canticchiata da parte del commerciante. Si segue il percorso lungo il vecchio tavolato calcareo del capo di Santa Panagia, oltrepassando i quartieri popolari di Santa Lucia e di scala Greca. La costa è frastagliata e rocciosa con difficili punti di accesso sul mare fino alla vecchia tonnara con ancora i resti dello stabilimento e dei magazzini oggi per lo più diroccati e in cattivo stato di conservazione.
Con vista sulla cala si varca lo stretto vallone del Trogylon che taglia il promontorio e che veniva utilizzato nel periodo greco come approdo per imbarcazioni di mercanti e marinai quando l’acqua del mare si insinuava molto più profondamente verso l’interno. Dopo una serie di trincee sulla roccia viva ed una curva stretta ci si immette nel piano della stazione di Targia, dove oggi sbuca la galleria del nuovo tracciato entrato in funzione verso la fine degli anni 90.
Sul rettilineo dell’entroterra numerosi campi coltivati e boschi della caratteristica macchia mediterranea, più in lontananza il Belvedere con il Castello Eurialo situato nel punto più in alto dell’Epipoli, cioè appunto sopra la città, una volta dove c’erano le difensive a protezione e difesa di Siracusa. Oggi non rimane più nulla delle mastodontiche mura realizzate da Dionisio e, la grande piana su cui corre il treno, un tempo era un insieme di siti archeologici e storici di estremo intesse contornato da ricca vegetazione, campi coltivati e da un mare limpidissimo e pescoso. L’aspetto turistico della zona è stata in seguito profondamente deturpata dal grosso polo chimico-industriale della Montedison che, negli anni 50, ha costruito vari impianti di raffinazione del petrolio, fabbriche di fertilizzanti, cementifici e da una grossa centrale termoelettrica.
L’espresso supera la stazione di Priolo – Gargallo su un lungo rettifilo nel bel mezzo del petrolchimico attorniato da ampi pontili su cui sostano le grosse petroliere cariche di greggio pronto per la raffinazione, testimoniato anche dalla lunga teoria di carri sui raccordi del polo industriale. Ogni tanto compare una striscia di mare e la penisola Magnisi collegata alla terraferma da un piccolo e stretto istmo, una volta importante struttura commerciale del circondario per via dei frequenti traffici marittimi del villaggio di Thapsos. Il treno fischia in prossimità di Megara Hyblaea, ricca di scavi e siti archeologici, poi rallenta e si insinua verso la costa su una serie di curve nei pressi di Augusta visibile in lontananza con il suo grande porto.
L’attenzione si focalizza su un immenso hangar abbandonato sopra un poggio che, a suo tempo, serviva per il ricovero dei dirigibili durante la seconda guerra mondiale.
Si effettua quindi fermata ad Augusta aspettando l’incrocio con locale per Modica composto da ben quattro Aln668 serie 1600, un treno che partiva all’alba dalla città del ragusano per consentire agli operai di raggiungere in tempo utile il petrolchimico per poi ritornare la sera. La ferrovia, dopo la stazione, attraversa la cittadina, costeggia le saline e inizia a salire le modeste pendici del monte Tauro compiendo un giro di 180 gradi. Questa zona è un pullulare di seconde case per via del crescente turismo dato anche dalla presenza di numerose intersezioni di stradine e anche da molti passaggi a livello superati sempre a suon di fischi lunghi e ripetuti sino a Brucoli, situata su un caratteristico porto canale naturale per via della conformazione della costa.
Dalla sommità del monte Tauro si osserva un bel panorama che comprende le saline sottostanti, l’isola di Augusta con la penisola di Thapsos e, all’orizzonte la piana percorsa poco prima dal treno, sino al petrolchimico con le sue ciminiere. Ci si riaffaccia sul mare con angoli panoramici belli e suggestivi come nei pressi di Castelluccio sulla omonima baia al centro della costa Saracena, si oltrepassa un alto ponte su un vallone e si rallenta progressivamente in prossimità di una curva nei pressi di Agnone con superba veduta di tutta la piana di Catania con in lontananza l’Etna ed il suo pennacchio di fumo.
Da qui la linea diverge dalla costa ripiegando verso l’interno per raggiungere Lentini tra coltivazioni di agrumi da cui si producono le arance rosse quali tarocco e sanguinella, quindi si procede a bassa velocità per via delle frequenti curve che addolciscono i contrafforti del tufo calcareo della collina che degrada verso la pianura e, sul giallo lampeggiante del segnale, si entra in deviata a Lentini dove salgono parecchie persone giunte dai numerosi paesi dell’entroterra Ibleo raggiungibili da una comoda, seppur alquanto trafficata superstrada per Ragusa. A Lentini Diramazione la biforcazione della ferrovia verso Caltagirone e paesi importanti quali Militello, Scordia e Grammichele su un tracciato con ascese del 28 per mille e patria delle sempre eterne Aln668 ed dei d345.
Questa linea soffre dello scarso traffico passeggeri e merci soppiantati dai veloci collegamenti con autobus da e per la vicina Catania con Gela. L’espresso viaggia lambendo il lago del biviere di Lentini, il bacino artificiale più grande d’Europa divenuto oasi naturalistica per via della migrazione di specie faunistiche prima scomparse e poi ritornate come habitat ideale per una moltitudine di piante, uccelli e pesci. All’uscita di una galleria si entra nel territorio della provincia di Catania sull’omonima piana dentro quella che è l’oasi del fiume Simeto, il maggiore fiume siciliano per portata ed estensione del suo bacino ed Il treno accelera sul lungo rettilineo oltrepassando Passo-Martino fino a Catania Bicocca, punto di diramazione della linea Catania – Palermo. Qui la pianura coltivata inizia a mutare aspetto per lasciare posto al moderno agglomerato urbano di Catania con nuovi quartieri in espansione in prossimità dell’aeroporto di Fontanarossa la cui pista inizia proprio a ridosso della ferrovia. Si viaggia su un tratto a doppio binario fino alla stazione di Catania Aquicella dove si rallenta per entrare in deviata sull’unico binario che oltrepassa in galleria il Castello Ursino.
All’uscita del bivio Zurria si procede in prossimità della stazione su un bel viadotto curvo ad archi in prossimità del porto da cui è possibile osservare la dogana e, al fianco, la stazione di Catania Porto della Circumetnea. Dall’altra parte si intravede la vecchia cinta muraria di accesso della città da cui venne ricavata la Porta Uzeda nel tratto di mura a sud, prossimo alla Cattedrale e prospiciente il Porto. Il treno impegna gli scambi di entrata della stazione centrale di fermandosi sul binario due. Un giro per Catania è d’obbligo se non si ha fretta di ripartire. La vicinanza del centro storico con i suoi monumenti, piazza del duomo con la cattedrale e la fontana dell’elefante, la celeberrima, elegante e sontuosa via Etnea, la villa Bellini, offrono, sia di giorno che di notte, tanto ai turisti e la città si prepara ad accoglierli offrendo loro rappresentazioni culturali e religiose famose. La e656, appena staccatasi dal convoglio, manovra sul tronchino per aspettare che la composizione di Catania venga agganciata al “Siracusa”, chiamato così in gergo dai ferrovieri, con una d245 verde con strisce gialle. Il convoglio, poi, proseguirà fino a Messina dove aspetterà la sezione proveniente da Palermo che, una volta traghettato a Villa San Giovanni, partirà alla volta di Milano nella notte, con le cuccette e i letti pronti per far riposare al meglio i viaggiatori.
Mentre il treno si allontana, mi ritorna in mente il discorso di un viaggiatore sullo scompartimento della carrozza che si era recato sino a Siracusa anche per assistere alla rappresentazione teatrale di inizio estate al Teatro Greco. Raccontava che ogni tanto, durante la messinscena ed il monologo dell’attore, senza ausilio dell’amplificazione, si udiva ben distintamente il suono dei fischi e del transito, con quella ritmica ben riconoscibile, dei treni sugli scambi in stazione, come a sottolineare l’eccezionale acustica della costruzione del teatro su quella che era la Neapolis di Siracusa.

Utilizzo di questa funzionalità riservato ai membri della community. Effettua il Login oppure Registrati.
Left Right key navigation by Jaspreet Chahal